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martedì 27 gennaio 2009

SUMMARY OF THE INTERNATIONAL CHAT-CONFERENCE (Jan. 25th)

The chat was attended by 9 or 10 people from the Netherlands, Germany, Italy, France, Spain, Bulgaria and the U.S. of A. I hope there will be more people involved in the next one.

"Contact people" for various languages and translations

  • During the chat activists in Spain (marpecia@gmail.com) and Italy (cacciatoregracco@live.it) agreed to be listed as a "contact person" below the call of "their" language on the website.

  • Is anybody who knows French or Polish willing to be listed as a "contact person" as well?

  • Anybody willing and able to contribute a translation of the "Call"? So far it is available in English, French, German, Spanish, Italian and Polish.


Deciding for a day during the "Global Week of Action" for united actions and what kind of actions!

  • Groups in Spain, Italy and the U.S. of A. support the suggestion to have the "day for united actions" on Wednesday (April 22nd). Any other suggestions?

  • We agreed that a "global flashmob" might be a good idea. Groups around the world could mobilize for a flashmob as part of the "Global Week of Action" at some prominant place (on April 22nd) in their region.
    Each flashmob could be then filmed and we then put a video together with all the flashmobs showing similar scenes around the world. 
    The flashmob could involve a book for which we can design a cover. That cover symbolizes free and emancipating education... so it contains for example a picuture designed by Andrea (http://uniurbinlotta.blogspot.com) plus some words like: "Free Education Empowers! - Globally united against the Commercialisation of Education!"
    That cover can be printed out by all groups and posted onto a book.
    That book will then symbolize the "good education system" and the global movement struggling for such a system! At the city which will be seen in the first scene of the video a person holds the book cover closely into the camera, then s/he turns around and and is being faced by a crowd of people holding placards and banners showing a barcode incl. the word "education", slogans such as "Education for profit!" or "Education for the labour market!" or anything like that. The person with the book then runs through the crowd holding the signs pushing them aside! When the person with the book reaches the end of the crowd and tries to run away, s/he is being followed by the crowd again and chased.
    Just before the crowd catches the one holding the book s/he reaches out, just as if the person wants to pass the book to someone else!
    Then in the next scene the viewer sees a flashmob at the next city which begins with a person holding his/her arm outside of the screen and then showing that s/he is holding the book (with the same cover!). In the background a crowd with people holding banners and placards similar to the ones in the previous city can be seen. Now the person holding the book is being chased by the crowd as well and runs away. And just before s/he is caught the person also reaches out the book, just as if s/he tries to give it to someone else.
    This will then happen at every city or country where groups want to participate. It would just have to be filmed and then we put together a video with all the scenes showing a person holding the book being chased by "commercialisation-monsters" :op
    That was just an idea. It is open for discussion, just like the particular day we choose as the "day of united action". Please join the discussion here: 
    http://www.emancipating-education-for-all.org/content/day-united-action-during-global-week-action-09

  • Each group can decide autonomously how they want to express their protest as part of the Global Week of Action. But we are gathering suggestions. A summary with all the basic info on the week of action can be accessed here: http://www.emancipating-education-for-all.org/content/global-week-action-2009

Solidarity&Peace
Mo (international.students.movement@googlemail.com )

sabato 17 gennaio 2009

NO alla regionalizzazione dell'istruzione!

Dopo il Mostro unico, i tagli assassini all'Università pubblica arriva la regionalizzazione dell'istruzione. La domanda sorge spontanea: i nostri rappresentanti perseguono la linea politica del “chi la spara più grossa”? Onorevoli e ministri ce la cantano e se la ridono come in una gara dove è difficile stilare una graduatoria. Sarebbero troppi i primi posti. 

La realtà è un'altra. Alla deleteria destrutturazione del sapere pubblico e alla sfrenata privatizzazione dello stato si aggiungono anche le inconsistenti argomentazioni leghiste.

Dal giornale dei celoduristi La Padania “Il senatore Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Pubblica istruzione, si prepara alla battaglia per la regionalizzazione dell'assunzione degli insegnanti. Il suo disegno di legge che prevede «nuove norme per il reclutamento regionale del personale docente» è già depositato al Senato e alla Camera. «Ora - anticipa il senatore Pittoni - si tratta di individuare il percorso più agevole. L'idea è di inserire il reclutamento regionale nel prossimo disegno di legge di riforma della scuola, che dovrebbe occuparsi anche della carriera degli insegnanti. Naturalmente il tutto in accordo con il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Per recuperare competitività in Europa - ribadisce il parlamentare - dobbiamo poter contare su insegnanti con conoscenze specifiche di storia, cultura, valori ed economia del territorio, adeguatamente selezionati in base alle effettive capacità e preparazione. Questo è anche il modo corretto di affrontare l'annosa questione delle decine di migliaia di docenti che cambiano sede ogni anno, lasciando spesso sguarniti gli istituti del Settentrione. Creeremo albi regionali per gli insegnanti, ai quali si potrà accedere solo con il requisito della residenza nella stessa regione, indicando il possesso dei titoli ai fini del curriculum professionale, ma iscrivendo i docenti in ordine progressivo in base al miglior punteggio ottenuto al previsto test d'ingresso all'Albo, prescindendo dal voto ottenuto al titolo. Questo anticipa fra l'altro l'abolizione del valore legale del titolo di studio, battaglia che ha fatto un passo avanti proprio in occasione dell'approvazione del decreto per l'Università, con l'ok a un ordine del giorno di cui è primo firmatario il deputato leghista Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento Giovani Padani. Il test d'ingresso è reso necessario dalle differenze nella valutazione del grado di preparazione degli studenti nelle diverse aree del Paese. Differenze certificate dall'Ocse e da almeno altre sei ricerche sull'argomento, secondo cui una media dell'8 conquistata in una scuola del Sud Italia equivale a una media del 5 nella stessa scuola del Nord. Palese discriminazione - conclude Pittoni - a danno dei ragazzi settentrionali».”

Queste non sono soltanto delle simpatiche farneticazioni medievali ma un Disegno di Legge, già pronto e trasmesso per la discussione in commissione. Saranno istituiti albi regionali nei quali il punteggio in graduatoria non conterà più nulla. Tutti i precari dovranno rifare un esame di ammissione all'albo regionale per essere inseriti in una nuova graduatoria regionale. 

La scabrosa idea di territorializzare l'istruzione passerà tramite la selezione dei docenti adatti a tale sinistro scopo. Il test d’ingresso all’albo, infatti, prevede <<(..) il rispetto delle proprie radici culturali>> valutate da un Comitato regionale. Ovviamente chi supererà la prova, per il normale ragionamento leghista, non potrà esercitare la professione al fuori della regione dove è iscritto all'albo.

Alle sfide della globalizzazione, alla ricchezza delle tradizioni italiane e alla libera circolazione del sapere la Lega Nord risponde con una sterile e paralizzante chiusura culturale.

mercoledì 31 dicembre 2008

Perché dovremmo continuare?



Il cangiante e straripante flusso dell'Onda degli studenti ha imperversato lungo tutta l'Italia. Le irrappresentabili anime dei naviganti hanno impetuosamente svegliato il sonno della dormiente opinione pubblica.

Il fragore dell'Onda ha urtato e fatto vacillare le precarie palafitte che sorreggono l’Università pubblica. Un caldo autunno ha diffuso la paura. E la paura ha gelato i governanti arroccati nelle nostre istituzioni. La paura che i cittadini si possano organizzare per riprendere la loro istruzione e il loro stato.

Nelle ultime settimane, tuttavia, l'indomabile Onda si sta trasformando in una risacca, ricca d’idee e proposte ma carente di corpi che le mettano in pratica.

Perché l'Onda dovrebbe continuare a smuovere le stagnanti acque italiche?

Perché le leggi 133/08 e 169/08 devono essere abrogate dall'ordinamento giuridico italiano e dalle menti dei governanti che sognano un popolo ignorante e soggiogato;

perché la legge 133/08 non ristruttura l'umiliata Università pubblica ma la distrugge definitivamente con pesanti e progressivi tagli, blocco delle assunzioni e possibilità-(necessarietà) di conversioni in fondazioni private;

perché l'articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana sancisce che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”;

perché l'articolo 33 della Costituzione stabilisce che “La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”;

perché l'istruzione è un elemento indispensabile per sostenere e difendere la democrazia;

perché l'istruzione è il fondamentale tassello che fa di un uomo un cittadino cosciente invece di un cittadino suddito;

perché l'istruzione pubblica è uno dei principali strumenti per attuare l'articolo 3 della Costituzione dove si sancisce che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”;

perché il taglio indiscriminato e senza criterio dei finanziamenti all'istruzione toglie il lavoro a decine di migliaia di famiglie proprio durante il periodo nero della crisi economica;

perché non vengono regolarizzati i contratti alle migliaia di lavoratori precari che grazie al loro operato, al limite del volontariato, fanno funzionare la pubblica istruzione;

perché il blocco delle assunzioni stronca la volontà dei giovani laureati che sognano un futuro nell'università e nella ricerca;

perché la legge 133/08 vuol privare i diritti dei lavoratori duramente conquistati;

perché la legge 133/08 e il decreto legge 180/08 non combatte la casta dei baroni;

perché l’articolo 34 della Costituzione stabilisce che “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, mentre invece le liste dei beneficiari della borse di studio non comprendono tutti gli idonei;

perché i tagli pubblici alla ricerca conducono alla paralisi il sistema sociale, culturale ed economico dell’Italia;

perché alcune ricerche scientifiche evidenziano che un elevata istruzione allunga la speranza di vita;

perché l’istruzione viene considerata dal governo come una spesa secondaria;

perché i tagli alla ricerca condannano coloro che soffrono di malattie incurabili a non avere una speranza;

perché 9 milioni di cittadini popolano le 42000 strutture scolastiche, ma soltanto il 58,64% di esse ha il certificato di agibilità statica;

perché V. Scafiti è morto alla giovane età di diciassette anni nella sua scuola per il crollo del soffitto;

perché 15 persone sono morti nei laboratori della facoltà di Farmacia di Catania. L’ultima vittima è stata una ragazza di ventiquattro anni;

perché anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione è contrario ai provvedimenti del ministro M. Gelmini;

perché la legge 169/08, introducendo il maestro unico nella scuola primaria, in netta controtendenza alle attuali teorie pedagogiche, e riducendo l’orario scolastico, mette in difficoltà le famiglie e in pericolo l’istruzione dei bambini, il futuro della società;

perché i regolamenti di revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, dei licei e degli istituti tecnici sono una sistematica operazione di dequalificazione dell’istruzione;

perché il nostro dipendente pubblico M. Gelmini, Ministro della Repubblica Italiana, dovrebbe essere una figura professionale competente nel campo dell’istruzione, dell’università e  della ricerca ed invece offende tutto il popolo italiano con la sua ignoranza in tali discipline;

perché il Presidente del Consiglio dei Ministri non soltanto non accetta l’articolo 21 della Costituzione, che proclama che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, ma inoltre diffama ed oltraggia i cittadini che legittimamente e democraticamente criticano l’operato del governo;

perché il deviato sistema mediatico rema contro il movimento con una vasta operazione di disinformazione;

perché paghiamo con le nostre tasse lo stipendio (4003,11 euro mensili di diaria, più 1637,43 euro di rimborso delle spese per lo svolgimento del mandato parlamentare, più 4.150 euro l’anno per le spese telefoniche, ecc.) ad un parlamentare non votato dal popolo, il Senatore della Repubblica F. Cossiga, per dire “Io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti” e “Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciar fare gli universitari, ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città”;

perché l’apatia politica, la disillusione e la diffusa indifferenza della società civile sono dei mali che si ripercuotono sulla vita democratica del paese;

perché vogliamo una completa ed efficace ristrutturazione dell’istruzione pubblica tramite un’ampia e democratica concertazione tra tutte le figure sociali interessate;

perché qualcuno deve spiegarci cosa abbiamo da perdere. Rivogliamo il nostro futuro!